
Chi sono
Fan Fition Presenti: 334
(Aggiornato al: 21 Luglio 2009)
Descrizione
Che dire... penso che si sia capito che non sono tanto normale! XD! Visto che comunque non è che vi interessa sapere di me, parliamo di questo Blog! Questo piccolo tesoro nasce grazie all'aiuto di Vicky che mi ha gentilmente fatto un Template bellissimo e che (anche se lei non lo sa! XD!) continuerà a farmi! XD! Nasce soprattutto per il mio desiderio di mettere ordine tra le mie Fan Fiction e Fan Art in quanto un Sito Internet è noioso da gestire e pubblicarlo in vari Siti mi confonde! XD! Quindi eccovi questo Sito senza pretese, sperando che le mie storie e i mie lavori grafici vi piacciano. Se lasciate un Commento mi fate felici, ovviamente! XD! Altra cosa! Se volete sapere i significati dei Raiting e dei Pairing (riguardo le Fan Fiction) ci sono le discussioni appostie, quindi andatevele a guardare! XD! Grazie! XD!
Amo
Koyama! *__*!, KAT TUN, Jin, NEWS, J Pop, Dir en grey, Giappone, Lupin, Shige, Fan Fiction, Fan Art, Fotografia, Grafica, Dormire, Leggere, Mangiare, La Nutella
Odio
chi parla alle spalle, chi parla per dare aria alla bocca, chi non ha un minimo di spina dorsale, chi critica solo perchè vuole rompere le palle, chi è omofobico, chi non sa apprezzare lo sforzo di una persona quando si impegna al massimo delle sue potenzialità, chi ferisce gratuitamente, chi non si fa gli affari propri, chi non sa farmi ridere, chi offende altri per ferire te, chi non vede a un palmo dal suo naso, chi non ammette i propri errori quando capisce di aver sbagliato
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- Pubblicarle tutte
- Andare in Giappone
- Imparare il Giapponese
- Incontrare Amanta e Moglie di nuovo! *__*!
- Andare al JE e cambiare quelle cazzo di Grafiche che fanno schifo! XD!
- Seguire un Corso di Giapponese
- Prendere la patente
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Credits
Layout © Loralya |

Riconoscersi
Shinya
**
“Congratulazioni!”.
“Sì, congratulazioni!”.
Sorrido a tutti. Sembrano sinceri… senz’altro i loro sorrisi sono più spontanei del mio…
A pensarci è una cosa del tutto ridicola…
Ho vinto.
Ho battuto il Record del Mondo.
Sono la migliore.
Tutti sono orgogliosi di me.
E allora perché io non riesco ad esserlo? Perché neanche mi riconosco? Perché mi sento così oppressa?
E’ tutto così assurdo…
“Sei stata bravissima!”. Alessia mi stringe un braccio intorno alle spalle e mi da un bacio sulla guancia.
Di nuovo sorrido senza crederci.
“Grazie, anche tu”. Ed è vero. Lei è Alessia Filippi e ha vinto l’Oro negli
La invidio.
Io non sono mai sicura di niente…
“C’è qualcosa che non va?”. E’ normale che me lo chieda. Pure un cieco si accorgerebbe che la mia faccia non ha nemmeno un briciolo di sincerità.
Mi salva il suono del mio cellulare.
Mi dileguo con un sorriso e uno sbrigativo: “Niente” e vado a rispondere in un angolo un po’ più appartato della sala: “Pronto?”.
“Tesoro, sono la mamma”.
“Ciao mamma!” la saluto. L’entusiasmo che ci metto è sincero (è da 2 giorni che non la sento), ma non sufficiente per una che ha vinto una Gara e un Record.
“Tu hai qualcosa…”. L’intuito della mamma. Formidabile!
“Ma no…” cerco di schernirmi.
“Puoi pure non dirmelo, va bene, ma fai qualcosa per rimediare!”.
Il silenzio con cui le rispondo è piuttosto eloquente…
“Beh… congratulazioni, tesoro. Da me, tuo padre e tuo fratello. I 2 uomini di casa ti mandano un bacio, a proposito…” ridacchia lei.
“Dagliene 1 da parte mia” sorrido. Poi le do la buonanotte e riattacco.
Devo fare qualcosa.
Mamma ha ragione.
Mi guardo intorno e quando mi accorgo di non essere vista, sgattaiolo fuori.
Mi dirigo a passo spedito verso
Chiudo gli occhi e sento con un brivido la sensazione di vuoto prima e la frescura dell’acqua poi.
Quando i miei piedi toccano il fondo, apro gli occhi.
E’ tutto silenzio intorno a me. Intenso, profondo, tangibile. C’è qualcosa di magico nella capacità dell’acqua di annullare tutto ciò che ha intorno. Non ci sono rumori, non ci sono suoni, non ci sono complimenti né chiacchiericcio inutile. Solo l’azzurro accecante e sterminabile calma ovunque.
E’ meraviglioso. Fa bene all’Animo. Ti rigenera.
Butto fuori un po’ d’aria dalla bocca e dal naso e piccole bollicine si formano intorno a me in giochi fantasiosi e poetici.
Muovo le mani per scacciarle e le vedo muoversi, veloci, colto da un moto irregolare nella loro assoluta tranquillità.
Sorrido.
La loro bianca trasparenza così luminosa e sfaccettata in tutto questo blu… è rilassante. Non so perché, ma è così.
Guardo in alto e sopra di me, sul pelo dell’acqua, il riverbero del sole è accecante.
Spingo le punte dei piedi sul fondo piastrellato e mi do lo slancio per risalire in superficie.
Quando riemergo con la testa, porto il mio corpo a distendersi sulla superficie dell’acqua. Sento il corpo leggero e intorno a me è tutto di un brillante azzurro. Intorno e sotto di me, per la piscina, sopra per il cielo sgombro di nuvole.
Adesso in questo esatto momento, dove tutto il corpo e la mente sono sgombri da ogni tensione, so chi sono: mi chiamo Federica Pellegrini e posso essere orgogliosa di me stessa…
**FINE**
commentato da: Shinya
alle 18:29
del giorno: martedì, 21 luglio 2009
categoria: nuoto
grazie per i commenti

AVATAR DEL GIORNO:

Vi siete mai chiesti cosa faccia Esme? Voglio dire: Carlisle è un Medico, i ragazzi vanno a scuola. Ma Esme? Come occupa le sue giornate? Leggete questa Fan Fiction per scoprirlo... buona lettura!
I Passatempi di Esme
Shinya
**
Esme sospirò, e si sedette sul divano, gli occhi fissi di fronte a se.
Iniziava una nuova giornata, e lei era di nuovo sola in quella grande casa. Certo, le piaceva, la foresta aveva mille suoni, mille movimenti, mille odori… spesso sentiva qualche orso o cerbiatto vagare nelle vicinanze, e allora lo andava a prendere e ne beveva un po’, prima di portarlo nei pressi della casa e aspettare il ritorno degli altri affinché potessero berne un po’ anche loro… però a parte qualche sporadica caccia e le pulizie giornaliere di casa, lei non aveva nient’altro da fare!
Considerando che le pulizie non le occupavano più di un’ora – perché era veloce e soprattutto straordinariamente efficiente – lei aveva altre ventitre ore di non far niente.
All’inizio non le era dispiaciuto. Alla fin fine, non far niente non era poi così male… poteva ideare nuovi progetti, nuovi arredamenti… ed era da lì che era partito il guaio: non era passato giorno – per circa un anno – in cui non fosse uscita, dirigendosi ovunque le andasse di andare e ovunque c’era brutto tempo, per compare nuovi mobili. In poche parole, per un anno intero gli altri inquilini della casa si erano visti cambiare arredamento della casa una volta al giorno. Era passata dal vintage al leopardato al western agli anni 50 al kitch al moderno e al rupestre. Le aveva provate tutte, mischi adone anche diverse tutte insieme (perché alla fine gli stili scarseggiavano), fino a quando Carlisle non l’aveva presa da una parte e le aveva detto che era estremamente felice delle sue così spiccati doti creative, ma che ormai aveva finito per il disorientare tutti quanti gli altri. Dopo avergli tirato la cassettiera vintage bianca lucida, aveva dovuto dargli ragione. e così aveva smesso.
Allora era passata a cose più innocue. Era andata in libreria e aveva comprato un manuale per confezionare oggetti con la lana. Aveva fatto maglioni, sciarpe, cappelli, guanti, gilet e quant’altro per tutti gli altri della casa in più serie e in più colori. Aveva anche fatto una grossa coperta per il divano – che nessuno avrebbe mai usato perché nessuno di loro aveva freddo – ma era così carina e colorata che non se l’era sentita di buttarla via! Ma anche quella sua iniziativa era stata bocciata. Clarlisle era andato da lei e le aveva chiaramente detto che con tutta quella roba di lana loro non ci facevano niente perché – come detto pocanzi – loro non avevano freddo.
Così era andata di nuovo in libreria ed era passata all’uncinetto. Aveva fatto centrini per ogni superficie piana di casa. Aveva anche fatto delle tende per la camera sua e di Clarlisle. Quando l’uomo le aveva viste, nonostante il sorriso tirato di chi fa finta di apprezzare una cosa, aveva dovuto spiegare alla moglie che erano molto meglio le pesanti tende che c’erano prima, perché non facevano passare il sole, e loro di quello avevano bisogno, sia mai che a Forks ci fosse stata una giornata di sole… e soprattutto sia mai che un cacciatore o qualsiasi altro essere umano fosse passato di lì in una stupenda giornata di sole e li avesse visti belli e luccicanti girare per casa. Così, anche quell’idea fu boicottata.
Aveva così pensato di fare qualcosa che non coinvolgesse anche gli altri, anche se indirettamente… così si era prima messa a dipingere – con pessimi risultati, doveva ammetterlo lei stessa – e poi aveva iniziato a scrivere un Libro. Idea sublime se non fosse stato per un piccolo particolare: a chi mai avrebbe potuto farlo leggere? Non poteva di certo pubblicarlo! Non poteva comparire davanti a giornali e televisioni! Come avrebbe spiegato che era nata prima nel 1900 e che non invecchiava nemmeno di un giorno per tutto il resto dell’Eternità? Pura follia. Così, a più di metà, aveva lasciato perdere.
Aveva pensato di darsi al giardinaggio, e l’aveva pure fatto, ma dopo un po’ si era stufata. Una volta fatti cigni e elefanti con la siepe, non aveva più niente da fare.
Così un giorno si era ritrovata, annoiata, sul divano, senza avere la benché minima idea di cosa fare. Aveva sbuffato a lungo, e poi aveva preso una rivista. L’aveva letta in un baleno e era passata a quella successiva. Lette tutte e ventisette le riviste, si era ritrovata di nuovo a rigirarsi i pollici – però conosceva vita, morte e miracoli di Paris Hilton, George Clooney e compagnia bella…
E poi…
In quel preciso momento…
L’aveva visto.
Lui.
La soluzione a tutti i suoi problemi.
Il telecomando!
L’aveva afferrato con ferocia, e aveva spinto i tasti a caso. Non aveva mai acceso la televisione in vita tua – perché l’aveva sempre ritenuta una cosa dannosa al cervello (scacciò il pensiero con un calcio contro il tavolino) – e finalmente accese.
Il Paradiso!
Milioni e milioni di Programmi lì, ad attendere lei!
Girò a casaccio fino a che non trovò un Programma interessante: c’erano quattro sgallettate che cercavano sesso in città… Esme non capì bene il titolo, ma sembravano delle idiote senza capo né coda, e le considerò un ottimo sistema per occupare il tempo.
Si ritrovò così a seguire Sex & The City, Dottor House, Supernatural, Will & Grace, Grey’s Anatomy, Veronica Mars, E.R. – Medici in Prima Linea, Scrubs, Nip/Tuck, Dawson’s Creek, Paso Adelante, Il Mondo di Patty e chi più ne ha più ne metta! Li vide tutti, dall’inizio alla fine, anche più volte.
Vide anche programmi come National Geographic e Art Attack. Insomma, non si faceva mancare niente! Era così assuefatta dalla televisione che neanche si accorse che qualcuno delle famiglia era tornato: “Esme…”.
Silenzio. Occhi fissi e vuoti sulla televisione.
“Esme… tesoro…”. Carlisle inghiottì a vuoto “Mi riconosci? Sono io, Carlisle…”.
“Stai zitto! C’è Dawson che sta facendo la dichiarazione a Joey!” lo ammonì lei.
“Chi?” chiese Carlisle, strabuzzando gli occhi.
“Zitto!” urlò lei, isterica.
“Tesoro, credo che tu debba smett…”, ma lei lo interruppe: “Mi avresti un tantino rotto i coglioni sul dirmi cosa fare e cosa non fare!”.
“Esme! Ma con che termini ti esprimi?” esclamò Carlisle, indignato.
“Ho imparato un sacco di cose, guardando la televisione. Una donna viene ascoltata solo se mette i piedi in testa ad un uomo. Ed è così che mi comporterò da ora in avanti”.
“Cosa?”. Carlisle non poteva credere alle sue orecchie. Dove era finita la sua dolce, tenera, affettuosa Esme?
“Hai capito benissimo” disse lei, girando la testa di scatto e fissandolo come se fosse l’essere più puzzolente della Terra “E adesso lasciami ascoltare”. Si girò di nuovo e cambiò canale (Dawson’s Creek era finito). Capitò su Channel History e assistette a immagini di una non identificata guerriglia. Fissò le immagini concentrata, senza badare a Carlisle che la fissava sconcertato.
Aaaaaaaaaahhhhhhhhhh! La televisione sì che era un fantastico passatempo! Meglio di una Droga! – o peggio?
**FINE**
commentato da: Shinya
alle 19:16
del giorno: domenica, 28 giugno 2009
categoria: twilight saga
grazie per i commenti

AVATAR DEL GIORNO:

Come potete vedere, oggi non c'è nessuna Fan Fiction ad attendervi! Però c'è un nuovo bellissimo Template realizzato da Loralya per questo Blog! L'Immagine invece è di Laura "Zel" Carboni che mi ha gentilmente dato il permesso di usare uno dei suoi bellissimi Disegni per un mio Template! :) Quindi: un grazie a Loralya e a Zel e... alla prossima! Un bacione!
commentato da: Shinya
alle 13:40
del giorno: giovedì, 25 giugno 2009
categoria: annunci
grazie per i commenti

AVATAR DEL GIORNO:

Eh, sì... 'sti giorni mi gira proprio bene... sarà che il caldo mi da alla testa? Chi può dirlo! Intanto gustatevi questa Fan Fiction nel pieno del mio stile angst. Buona lettura!
Shinya
**
Quando trovai per la prima volta quel foglio non potevo credere di stare davvero leggendo quelle parole. Ne rimasi così sconvolta che mi sentii soffocare. Quando scesi in sala, dove tutta la mia famiglia era riunita a fare il tifo intorno al tavolo dove zio Emmet e mia madre si stavano sfidando a braccio di ferro, subito nonna Esme mi guardò sconcertata: “C’è qualcosa che non va, piccola mia?”, mi chiese. Probabilmente il mio colorito cinereo la fece preoccupare all’istante. Avevo sempre avuto la pelle pallida, ma di un pallore caldo e umano… in quel momento la mia faccia era uguale a quella della mia famiglia, a quella di non-morti, uguale ai Vampiri. E non era normale. Perché le mie guancie erano sempre colorate di rosa e la mia bocca era sempre rossa e gli occhi sempre vivaci. In quel momento ero pallida, smunta, con le occhiaie e gli occhi lucidi. Facevo davvero paura. Sembrava stessi davvero per morire… e anche se fisicamente non era possibile – perché ero Immortale – dentro probabilmente stava accadendo addirittura di peggio…
“No, nonna, non preoccuparti”. Cercai di sorridere “E’ solo che non mi sento tanto bene…”.
Subito l’attenzione di tutti venne catapultata su di me. Otto paia d’occhi mi fissavano indagatori. Mi sentivo come quei criminali nel Film Polizieschi che subiscono quegli interrogatori assurdi e snervanti, così pressanti da farti sudare. E difatti sudavo. Non un sudore normale, ma un sudore freddo, di chi si sta gelando dentro sempre di più. Sentivo il mio cuore battere sempre più fievolmente e le orecchie mi pulsavano.
Passarono pochi secondi e tutti mi si fecero intorno – in pole position mia madre e mio padre – e cominciarono a bombardarmi di domande. La prima che percepii e a cui fui in grado di rispondere fu quella di zia Rosalie: “Hai la febbre?”.
“No”.
Toccò poi a nonna Esme: “Hai mal di testa?”.
“No”.
“Ti sei fatta male da qualche parte?” chiese mia madre, che qualche volta era ancora convinta fossi umana.
“E’ impossibile, mamma” dissi, scocciata.
“Ti scappa la pipì?”, chiese zio Emmet.
Lo guardai male: “So dov’è il bagno…”.
“Ah, già! Non porti più il pannolone!” esclamò, ridendo come un pazzo e tornando ai fatti suoi.
“Ma… allora…” intervenne di nuovo mio padre “Che cos’hai?”.
“Niente… sono solo scombussolata… avrò fatto indigestione” cerco di giustificarmi.
“Saresti il primo caso di indigestione da sangue” interviene per la prima volta nonno Carlisle.
Risi. Poi li guardai tutti dritti negli occhi: “Va tutto bene, davvero. Sarà solo un momento…”.
“Sei sicura, tesoro?” mi chiese mio padre, stringendomi per le spalle.
“Sì, state tranquilli” sorrisi. Sembrò tranquillizzarli e tutti, bene o male, tornarono ad occuparsi delle proprie faccende.
Io uscii sul portico e mi raggomitolai su una delle sedie di canapa riunite intorno al basso tavolinetto. Era stata nonna Esme a scegliere quelle particolari poltrone per il portico. Diceva che così sembrava una cosa più normale. Era stato inutile dirle che il normale, nella nostra famiglia, non esisteva. Sorrisi. Era passato così tanto tempo… sembrava passata un’Eternità. E invece erano trascorsi forse una decina di anni. All’epoca dei fatti avevo due anni e ne dimostravo all’incirca sei. Adesso avevo dodici anni e ne dimostravo almeno ventidue. La mia crescita si era fermata all’incirca sui vent’anni, quando non sei più una ragazzina, ma non sei neanche una donna. I miei capelli erano lunghi fino alla vita, rossi boccoli di passione che incorniciavano un viso pallido e risaltavano al confronto dei miei occhi nocciola. A tutti quegli occhi piacevano un Mondo, perché ricordavano
Mia madre…
Jacob aveva sempre amato mia madre. E in quella lettera accorata che avevo trovato, scritta su un foglio di carta trucido, dimostrava con la pienezza di un uragano i suoi sentimenti per lei.
Se Jacob aveva rinunciato a mia madre non era perché lo avesse deciso, ma perché era stato inevitabile.
In poche parole…
Ero la sostituta di mia madre.
Mi bruciarono gli occhi, incandescenti.
Non potevo crederci… avevo passato dodici anni della mia vita ad amare un solo uomo, convinta che lui provasse lo stesso con la stessa sincera intensità, e poi… puf. Tutto finito. Per colpa della mia curiosità era andato tutto in fumo…
Quando avevo visto quella scatola di cartone sotto il letto di Jacob, il pomeriggio precedente, mentre lui era di fuori a sistemare le moto – avevamo fatto un giro e lui aveva cercato di insegnarmi, cercando in tutti i modi di non farmi spiaccicare da qualche parte. Curiosa come un gatto, l’avevo tirata fuori e l’avevo aperta. Dentro c’erano un sacco di cianfrusaglie, foto – di Jacob con i suoi amici, di Jacob con Billy, di Jacob con credo sua madre… ma una, più di tutte, colì la mia attenzione: era una foto di Jacob con mia madre. Si vedeva chiaramente che erano molto giovani. Erano sulla spiaggia a mezza luna, quella dentro
A prima acchito era una foto normalissima – una delle poche dove ci fosse il sole. Due amici fotografati in una posa del tutto innocente – Jacob aveva un braccio intorno alle spalle di mia madre e mia madre lo abbracciava con un braccio per la vita, messi uno di fianco all’altro che ridevano come adolescenti all’obbiettivo – durante una gita alla spiaggia… ma non so perché, il mo Istinto mi diceva che non era solo quello.
Girai la foto alla ricerca di una data. La trovai in alto a destra, sopra un lungo testo incollato dietro tramite un margine. Lessi quelle parole velocemente, così tante volte che persi il conto…
Poi un rumore di passi. E con la velocità della mia natura Vampira, rimisi tutto in ordine prima che Jacob varcasse la soglia con un sorriso.
Subito mi venne incontro e mi si sedette davanti – ero a terra, con la schiena contro il suo letto – baciandomi con passione mentre le sue mani ustionanti mi incorniciavano il viso perfettamente ovale.
Quando le nostre bocche si staccarono, vidi una luce bellissima nei suoi occhi…
Mi si strinse il cuore.
Era tutta una bugia… tutta una farsa… tutta una costrizione che il suo cuore aveva subito per uno stupido meccanismo da Licantropi, e non perché lo volesse davvero…
Mi venne da vomitare.
Raggomitolata sulla mia sedia, con le gambe intrecciate appoggiate sul piano per sedere e le ginocchia appoggiate ai braccioli, mi portai la mano alla bocca, a reprimere un conato di vomito a quel ricordo.
Sentii gli occhi esplodere per il dolore che voleva uscire. Calde lacrime mi toccarono le mani premute a forza sul viso, a segnarmi le guance delicate con la loro pressione.
Era tutta una menzogna…
Lui amava mia madre…
Non me…
Mia madre…
Mia madre…
Singhiozzai. Era così ingiusto….
Così come questo sole illumina la terra,
altrettanto intensamente illumini le mie giornate.
Ti amo e ti amerò per sempre perché per sempre il mio cuore sarà tuo.
Jacob Balck.
**FINE**
commentato da: Shinya
alle 18:22
del giorno: sabato, 13 giugno 2009
categoria: twilight saga
grazie per i commenti

AVATAR DEL GIORNO:

L'altro ieri mi girava proprio bene... forse è epr questo che ho scritto 3 Fan Fiction su Twilight in una botta sola? XD! Beh, questa è la mia Preferita! u.u +modesta+ Buona lettura!
Occhi negli Occhi
Shinya
**
Fisso sbalordito gli occhi nocciola inchiodati ai miei. Non riesco a vedere nient’altro. C’è solo quel’intenso marrone ad occupare tutta la mia visuale. Non vedo nient’altro perché non voglio vedere nient’altro. Niente è così speciale. Niente è così bello. Niente è così profondamente significativo, per me.
Dopo che Bella mi ha rifiutato, scegliendo un altro uomo a me, pensavo di non poter più sentire il cuore galoppare così forte.
Quil mi aveva detto che l’imprinting arriva inaspettato, quando proprio non lo crederesti possibile, così sconvolgente che sembra che ti abbia trapassato un fulmine. Gli dicevo che erano tutte stupidaggini, che a me non sarebbe mai successo, che nessuno mi avrebbe fatto sentire come se avessi messo le dita nella presa della corrente. Decisamente non era possibile… ne ero convinto al cento per cento. Eppure adesso sono qui, a sentirmi proprio come se uno dei fulmini che imperversano fuori insieme alla tempesta, avesse penetrato le pareti di casa Cullen e si fosse scaricato al centro del mio petto, lì dove, caldo, batte il mio cuore.
Vedo la nocciola socchiudersi, in un’espressione ilare. Quella nocciola mi fissa ridendo, quasi a prendermi in giro che sono ancora qui, imbambolato, a fissarla a bocca aperta.
Certo, visto da fuori devo sembrare tutto fuorché normale… ma che ci posso fare se non riesco a muovermi? Cosa ci posso fare se non riesco a schiodarmi da questi occhi nocciola?
Sono gli stessi occhi di Bella, ma hanno una luce diversa dentro… c’è qualcosa, nella loro sputata somiglianza, che li rende assolutamente diversi… ed è proprio quell’assurda e inspiegabile diversità a farmi galoppare così il cuore.
Dio…
Sto impazzendo.
“Ehi, Jake…”. La voce preoccupata di Bella mi riporta alla realtà “Tutto bene?”.
Deglutisco, spostando a fatica il mio sguardo su di lei. La fisso negli occhi. Sì. Sono diversi. La luce è diversa. Il loro significato per me, è diverso.
“Sì… credo di sì” dico.
Mi volto di nuovo verso quelle iridi nocciola che ancora mi fissano. E’ incredibile…
Cerco di spostare il mio sguardo in una visuale più ampia, a guardare tutto il resto. Mi sforzo di guardare il naso piccolo e morbido, le guance paffute, i boccoli rossi e la bocca a rosa. Cerco di vedere le pieghe delle sue braccia e delle sue gambe, che si agitano cercando di raggiungermi. Cerco di vedere tutto… ma benché sia tutto meraviglioso, quegli occhi non riesco a togliermeli dalla testa…
Mi ostino a pensare che non può essere… è impossibile… è solo una neonata, benché non sia una neonata come le altre… ma mi viene da ridere. Quil prima di me c’è passato. E’ inutile negarlo. E’ possibile. E’ possibile avere un imprinting con un neonato… e io ce l’ho avuto col neonato del mio amore perduto e di colui che me l’ha rubato.
Davvero ironico.
Ma sorprendente.
Mi avvicino. La mano tremante.
La nocciola ride di nuovo.
Gli tocco una mano piccola e morbida, e nella mia testa vedo tante immagini di me così come questi occhi nocciola mi hanno percepito, grande e muscoloso, un po’ spettinato, ma assolutamente bello…
Sorrido.
“E’ un vero piacere conoscerti, Renesmee…”.
**FINE**
commentato da: Shinya
alle 16:51
del giorno: venerdì, 12 giugno 2009
categoria: twilight saga
grazie per i commenti

AVATAR DEL GIORNO:

Sempre ieri ho scritto un'altra Fan Fiction sulla Saga di Twilight! Mi sentivo ispirata! Questa è un pò più demenziale e soprattutto con tematiche più leggere. Buona lettura!
Scaramucce Famigliari
Shinya
**
“Penso sinceramente che quello che stai dicendo sia tutta una scusa per farmi stare zitta”. Ero irritata. Inevitabile, di fronte ad un atteggiamento del genere.
“Non è così” mi dice cupo “Ti sbagli”. Quasi lo ringhia. Segno che ci avevo azzeccato in pieno. Avrò anche una mira da schifo a freccette, ma quando si tratta di identificare lui e il suo umore, decisamente non sbaglio un colpo!
“Non mi sbaglio affatto!” ribatto, infuriata “E il fatto che tu voglia farmi credere il contrario mi da davvero sui nervi!”.
“Senti, Bella…” inizia lui, con un tono molto sospirato, tono di chi è decisamente esasperato. Ma a me non importa se lui è esasperato. Sapesse quando lo sono io!
“No! Ascolta tu, Edward Cullen”. E’ pericoloso quando dico il suo nome per intero… “Non ti permetterò di dirmi di nuovo cosa fare, cosa dire o cosa pensare! Mi hai stufato con questo atteggiamento! Se ti dico che è così, è così!”. Sono davvero infuriata, non c’è che dire!
“No che non è così”. La sua voce è poco più che un sibilo.
“E invece ti dico di sì!” ribatto. Ma possibile che non vuole mai darmi retta?
“Ti dico che non si fa così, Bella, dammi retta…” esala, sfinito.
“Senti, Edward. Capisco che tu voglia fare il sapientone perché hai un centinaio d’anni più di me, ma visto e considerato che io sono la madre, sono decisamente la persona più idonea a sapere come si fa!”.
“Bella” mi dice, piano “L’hai appena detto”.
“Finalmente!” esclamo trionfante.
“No, non hai capito…” sbuffa, spostando un angolo della bocca in quella posa sghemba che mi piace tanto… vorrei picchiarlo, ma è così attraente!
Io continuo a fissarlo, aspettando che prosegua.
“Hai appena affermato tu stessa che ho quasi cento anni più di te. Non pensi siano un numero sufficiente per affermare che io ho più esperienza?”. Il sorriso soddisfatto che sfodera, unito alla luce dorata dei suoi occhi, mi fa rizzare tutti i capelli!
“Senti…” ringhio, chiudendo gli occhi e cercando di riacquistare la calma “Hai avuto altri figli prima di questa?” gli domando, indicando Renesmee che ci fissa dal fasciatoio, curiosa.
“No”.
“E allora cosa me ne faccio dei tuoi cento anni di esperienza vampiresca, in questo caso?”. Stanno per saltarmi le coronarie, me lo sento…
“Ho visto come si fa molte più volte di te!” ribatte Edward, infuriato. E’ così nervoso che i sui ricci rossi si stanno scompigliando…
“Non mi risulta che tu abbia cambiato il pannolino ad Alice!” ribatto.
“Ehi!” dice Alice, a cavalcioni su una sedia vicina, rilassata a godersi la scena “Tenetemi fuori dalle vostre scaramucce matrimoniali!”.
“Queste non sono scaramucce matrimoniali” precisa Edward “E’ questione di principio!”.
Sto per urlargli contro, ma Alice mi anticipa: “E dai, Eddy… d’altronde Bells ha ragione! E’ lei la madre!”.
“Vedi?” dico, indicando Alice con un braccio e fissando mio marito con gli occhi spalancati. Sembrerò una psicopatica, ma non mi importa. Per una volta che ho ragione, assolutamente, deve darmela!
“Alice, non mettertici anche tu!” esclama Edward, esasperato.
“La sconfitta brucia, eh?” ride Alice.
Edward la guarda malissimo. Poi si rivolge di nuovo a me: “Tanto ho comunque ragione io”.
“Ma come pretendi di allacciarle il pannolone in quel modo? Neanche se avesse le gambe in testa andrebbe bene!” sbraito. Ma possibile che non vuole darmi retta? Il pannolone si allaccia come dico io, non come dice lui!
“E tu, allora? Come puoi pensare di chiuderglielo in quel modo?” sbraita Edward, furibondo.
“Il modo che dico io è quello giusto, Edward, dammi retta!”, esclamo, esasperata.
“E’ vero!” ride Alice “L’ho visto su Beautifull!”.
“Tu e le tue stupide Soap… te l’ho sempre detto che ti rovinano il cervello!” esclama Edward, esasperato. Chiude gli occhi e si preme l’indice e il pollice all’attaccatura del naso, lì dove separa gli occhi.
Attendo paziente che riprenda la calma – okay, amo provocarlo, ma è pur sempre un Vampiro molto forte… - e quando toglie le mani e riapre gli occhi, riattacco: “Senti, Edward…” vengo però interrotta da una voce roca al mio angolo destro, lì dove è stesa a pancia all’aria Renesmee, con solo la canotta addosso e il pannolino nuovo ancora lì vicino e ancora non messo perché non riusciamo a trovare un accordo su come metterlo: “Evitate il problema. Ho fatto”.
Mi giro a guardare Jacob che, da dietro il fasciatoio, tiene in braccio una ridente Renesmee con addosso canottiera e… pannolone.
“Fortuna che quando sarà grande sarò io a occuparmi di lei…” ghigna Jacob, fissando Edward negli occhi, per provocarlo con i sottointendimenti che la sua frase contiene.
“Dovrai prima passare sul mio cadavere…” dice Edward, ringhiando, piegandosi appena in avanti, come in posizione d’attacco.
“Sarà un vero piacere, succhia sangue!” ride malignamente Jacob, stringendosi di più Renesmee addosso “D’altronde, sarebbe decisamente ora che andassi sottoterra!”.
“Ora ti ammazzo…” lo minaccia Edward.
“Impossibile” ghigna Jacob “Non lo faresti mai. Ho la tua preziosa bambina in braccio… non rischieresti mai di ferirla!”.
“Aspetterò che la dai a qualcun altro… tanto non ho fretta… ho tutta l’Eternità per farti fuori…” lo minaccia Edward, col suo sorriso sghembo.
“Io posso anche tenerla in braccio per l’Eternità, non è un problema” ribatte Jacob “Tanto, che ti piaccia o no, sarà mia comunque!”.
“Brutto cane puzzolente…”.
“Senti chi parla! Mister Profumo-Di-Topo-Morto!” ride il mio migliore amico.
“Ora ti ammazzo sul serio…”.
“Eh, no!” dice Jacob, prendendo Renesmee da sotto le braccia e allungandola in avanti, verso la faccia del padre “Ricordati chi ho tra le braccia!”.
Renesmee fissa Edward con un gran sorriso, mentre i riccioli rossi si muovono su e giù insieme alle sue gambette che la agitano in tutto il corpo. Vederli così vicini è un vero spettacolo per gli occhi…
Ad un certo punto, mentre Edward è indeciso sul da farsi, Renesmee allunga la mano e la appoggia sulla guancia del padre. Rimangono qualche secondo immobili, occhi negli occhi, e poi il mio piccolo amore toglie la mano. A quel punto Edward si raddrizza con la schiena e, con un sospiro, volta appena le spalle a sua figlia e al mio amico Licantropo: “E va bene, piccola mia… non lo ucciderò. Ma solo perché me lo hai chiesto tu!” e se ne va, decisamente indignato.
Non fa in tempo ad uscire dalla stanca che Jacob e Alice si stanno già spaccando in due dalle risate.
“L’ascendente che ha Renesmee su suo padre è formidabile!” ride Alice.
“Con lei al mio fianco avrò sempre le spalle coperte!” ride Jacob, riportandosi vicina Renesmee e baciandola su una guancia morbida e paffuta.
Sorrido.
Ho proprio una bella famiglia…
Vedo Jacob mettersi a cullare Renesmee e solo in quel momento me lo ricordo: “Ehm… Jake…” lo chiamo.
Lui si volta verso di me, curioso.
“Non è che mi spiegheresti come si mettere un pannolino, eh?”.
**FINE**
commentato da: Shinya
alle 13:30
del giorno: giovedì, 11 giugno 2009
categoria: twilight saga
grazie per i commenti

AVATAR DEL GIORNO:

La mia prima Fan Fiction sulla Saga di Twilight! *__*! Non chiedetemi perchè mi è venuta fuori! XD! E' successo e basta! XD! E poi dopo tantissimo tempo che non scrivwevo più niente, è un vero piacere! Buona lettura!
Pensieri
Shinya
**
Quando lo vidi la prima volta, avevo qualche serio dubbio che stessi davvero vedendo la realtà così com’era. D’altronde, la realtà che si presentava davanti ai miei occhi era così diversa dal normale a cui ero abituata che non potevo credere fosse vera. Io ero abituata dapprima al sole abbagliante di Phoenix, poi al grigio-verde di Forks. Ero passata dalla luce alla penombra, e forse era questo gioco di luci che mi aveva alterato la vista. Forse non mi ero davvero abituata ancora a vedere tutto sotto un colore decisamente più deprimente rispetto al giallo dorato della mia vecchia – e molto più amata, per lo meno all’epoca… – vita. Ricordo che chiesi anche conferma a Jessica, per sapere se stavo davvero vedendo la reincarnazione di un Dio Greco attraversare la mensa e sfilarmi davanti completamente indifferente, o se i miei occhi stessero davvero giocandomi lo scherzo che temevo. Quando lei mi diede la conferma che ci vedevo bene, esattamente come tutti gli altri – con quel suo tono un po’ irritato di chi sa che non ha chance – decisi che ero davvero e definitivamente impazzita. Che il mio cervello funzionasse male l’avevo sempre sospettato, ma a quanto pare in quel momento raggiunse l’apice della sua inutilità.
Quando me lo ritrovai vicino a Biologia, che mi fissava come se fossi la reincarnazione del camion dei rifiuti fatta persona, mi sentii decisamente a disagio. Se prima mi ero chiesta come poteva essere così perfetto, ora mi sembrava solo un altezzoso viziato. Però era affascinante. E il fatto che lo fosse, bene o male, cancellava tutto il resto.
La continuai a pensare così molto a lungo. Proprio per questo accettai che fosse un Vampiro senza avere la giusta paura necessaria. Edward diventava matto di fronte alla mia assenza di emotività in questo caso. Aveva provato in tutti i modi a dissuadermi ma poi, chissà per quale strana alchimia del Destino, si era arreso. Di certo non era stato merito mio… ero assolutamente la ragazza meno attraente del Mondo, nonostante Edward continuasse ad affermare il contrario. E oltre alla mia mancanza di fascino, non ero neanche troppo femminile. Sicuramente ero intelligente – e pure un po’ pazza, se non avevo reazione all’idea che un Vampiro volesse succhiarmi via il sangue – ma non la ritenevo di certo una dote sufficiente a farmi fare una bella figura vicino a lui!
Ho continuato a pensare di essere inadeguata persino quando sono diventata molto più bella. Quando, dopo il dolore e le fiamme, mi sono svegliata e guardandomi allo specchio ho visto me stessa, ma senza riconoscermi. Ero sempre io, senza dubbio, ma al tempo stesso non lo ero più. E questa differenza visiva mi piacque molto! Per una volta, mi ritrovai a considerare, ero davvero soddisfatta del mio aspetto! Ma quando mi girai a guardare mio marito – sì, perché questo era diventato – lo vidi così bello e perfetto che, comunque, non mi sembrò abbastanza. Ero bella, sì, ma lui di più. E la mia piccola Renesmee, la mia bambina, somigliava al Dio Greco entrato tanti anni fa in mensa, con le movenze di un cherubino, che mi aveva così tanto colpito e così tanto inquietato.
Sono cambiate tante cose, da allora. Io sono diventata un Vampiro e la mia bambina è un’adolescente con i classici problemi da adolescente. Mio marito è sempre più bello e sempre più arrabbiato con Jacob, perché sa che presto o tardi la nostra piccola bambina lascerà noi per andare da lui. Anche adesso lo sta rincorrendo, arrabbiato come non mai, perché li ha trovati a farsi il solletico sul divano. Sospiro fissandoli, con Renesmee che urla a suo padre di fermarsi. Cerca di afferrarlo, ma senza risultato. E’ così alterato che le sue iridi sono più nere dei capelli scompigliati dal vento di Jacob. Sorrido. Fortuna che non può venirgli un infarto…
**FINE**
commentato da: Shinya
alle 17:39
del giorno: mercoledì, 10 giugno 2009
categoria: twilight saga
grazie per i commenti (2)

AVATAR DEL GIORNO:

Sono tornataaaaaaaaaaaaaaaaaaaa! *__*! Non so per quanto tempo, ma per il momento ci sono! XD!
Questa deficienzata è per colpa di Gioia! *__*! Prometti che non ti arrabbierai con me, dopo averla letta? *__*! E’ che tu non puoi pretendere di raccontarmi Gossip così idioti e sperare che la mia fantasia demenziale ne rimanga immune… u.u Buona lettura!
Folle Notte
Shinya
**
Natale è appena trascorso e pure
Ma nonostante io sia sazio di torrone e pandoro e panettone e tacchino e tutte quelle altre cose squisite, nonostante io sia sazio per gli stupendi regali ricevuti… nonostante tutta questa sazietà che pesa sul mio girovita (soprattutto), non sono soddisfatto.
Devo ancora scoprire una cosa.
Solo allora potrò dire di essere davvero felice.
Ovvero, visto che voi non potete saperlo: dove cazzo va Kame quasi ogni Santa sera fuggendo con scuse idiote e sempre più inverosimili che nemmeno io, Akanishi Jin, il Bakanishi per eccellenza, potrei inventarmele?
E non sono paranoico.
Non ancora, almeno.
E’ che anche
Al che è fuggito via, approfittando della nostra immobilità momentanea dovuta allo sconvolgimento emotivo causatoci dalla sua scusa bislacca.
Ovviamente dopo ci siamo largamente impegnati nel tirare fuori dalle nostre menti ubriache una qualche ipotesi decente (senza precisare con scarso risultato, vero?)…
Così, pensandoci a mente lucida (?), ho deciso che visto che lui non vuole dirmi cosa fa (gli avrò mandato ottocentomila messaggi chiedendoglielo e fatto almeno quattrocentomila telefonate per fare la stessa cosa), sarò io a seguirlo!
Per questo sono nascosto dietro il palo della luce sotto casa sua (con la speranza che copra tutta la mia cicca ballonzolante) aspettando che esca.
Sono qui da mezz’ora e ormai si sta avvicinando la mezzanotte.
Se ho azzeccato i tempi, dovrebbe uscire fra poco.
(non precisiamo che i tempi è facili azzeccarli, visto che scappa via sempre a mezzanotte…)
(non mettetevi a fare le petulanti come Kouki, eh!)
E infatti eccolo che apre il portone e esce dal palazzo.
Si guarda prima a sinistra e poi a destra, dove sono io.
Con un movimento fulmineo mi metto di profilo, appiccicato al palo, ritirando la panza il più possibile e trattenendo il fiato dallo sforzo.
Quando sento i suoi passi, tendo l’orecchia per percepire la loro distanza.
Lentamente si affievoliscono e con una mossa rapida, sbircio oltre il palo.
Vedo la sua schiena magra e suoi fianchi ancheggianti fuggire via per la strada buia.
Noto anche un grosso sacco nero su una spalla, che sembra pesare molto…
Sacco nero…
Fughe…
Scuse banali…
KAME-CHAN E’ DIVENTATO UN ASSASSINOOOOOOOOOOOOOOOO? GYAAAAAAAAAAAAAA!
Non ci posso credere! Non può essere possibile!
Com’è possibile? Come? Come? Come?
AAAAAAAAAAAAARRRRRRRRRRRGGGGGGGGGGGHHHHHHHHHHHH!
Mi affretto a corrergli dietro mentre sento la ciccia della pancia fare su e giù e darmi un vago senso di ciambellone, ma non demordo! Devo assolutamente scoprire dove va! A tutti i costi! Pure a costo di finire pure io in carcere! (perché Kame è un assassino, ricordiamocelo!)
Lo seguo per un bel po’, intrufolandoci in vari vicoli sempre più bui e malfamati fino ad arrivare a un grosso vialone tutto illuminato da insegne di locali.
Non vi bado molto e proseguo il mio pedinamento incurante delle facce strane della gente che incontro e che vede prima rotolare sotto un secchio, poi strusciare contro il muro tipo salamandra, poi nascondermi dietro un palo e ritirare la panza e così via…
D’altronde: chi se ne frega?
Kame fa l’assassino e io devo scoprire perché!
Ad un certo punto, Kame entra in uno di questi locali e io lo seguo di soppiatto, evitando il buttafuori con una capriola a terra (non è necessario dirvi che mi sono arrotolato nella tenda che mi è cascata in testa, vero?) e…
e…
CHE CAZZO DI POSTO E’ QUESTO?
Davanti a me c’è una grande sala rotonda, con al centro tre palchi sempre rotondi con i due in fondo che hanno un palo ciascuno al centro, mentre quello più grosso, più avanti e centrale è senza niente. Le luci sono psichedeliche, un po’ rosate, e intorno ci sono tutti tavolini con uomini seduti ad ubriacarsi.
In fondo, sull’angolo sinistro, un grosso bancone con dietro un nerboruto (e peloso) uomo che serve alcolici.
Sono ancora lì sconcertato quando parte una musica tutta ritmata e dal tendone in fondo alla sala, escono un mucchio di tre persone.
Con un ritmo tipo film horror, coperti da lunghi mantelli neri, si avvicinano ognuno ha uno dei palchi.
I due che prendono quelli in fondo, si mettono davanti ai pali e aspettano che anche la terza persona sia salita.
A quel punto, una musica fortissima parte a palla e questi fanno volare via i mantelli, rivelando…
Rivelando…
AAAAAAAAAAAAAAAAAAARRRRRRRRRRRRGGGGGGGGGGGGGGHHHHHHHHHHHHH!
DRAG QUEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEN!
KAME UCCIDE LE DRAG QUEEEEEEEEEEEEEEEEN?
Okay che è un po’ suscettibile… ma che cazzo gli hanno fatto le Drag Queen?
Sconvolto, mi accascio sulla prima sedia libera che trovo, appiccicata al palco quello centrale e assisto allo spettacolo dei tre, coperti di piume e lustrini, così luccicanti che per colpa delle luci psichedeliche non si riesce manco a vederli in faccia.
Bevo tutto d’un fiato il liquore dell’altro occupante del tavolo che mi manda a ‘fanculo.
Ma chi se ne frega…
Kame è qui in giro pronto ad agire!
Che poi…
Kame…
Questo qui davanti è secco quanto lui…
Ha pure un bel culo…
E le gambe hanno tutti i loro peli sexy…
Noooooooooooooooooooo!
Non devo distrarmi!
Devo tenere d’occhio Kame!
Sì…
Ma dove cazzo è finito?
Ad un certo punto, la musica cambia.
I tre scendono dai loro palchi e cominciano a girare tra il pubblico.
Il piumato del palco centrale scende sexy le scale verso di me, ancheggiando.
Ma che cazzo…?
“Ciao…”.
Eh?
“Idiota…”.
Che?
“Lo sapevo che eri tu…”.
COOOOOOOOOOOOOOOMEEEEEEEEEEEEEEEEEE?
“Razza di Bakanishi fottuto…”.
AAAAAAAAAAAAAAAARRRRRRRRRRRRRRGGGGGGGGGGGGHHHHHHHHHHHHHH!
“KAAAAAAAAAAAAAAAAMEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEE!” urlo.
“Bingo, idiota” mi dice
“E’ stato divertente far finta di non vederti…” continua a ridacchiare Kame mentre i suoi occhi pieni di brillantini si illuminano ad ogni cambio di luce. Le piume rosa sulla sua testa si muovono insieme al suo respiro.
“Kame…” piagnucolo.
“Sì, Jin?” domanda lui, leccandosi le labbra.
“Era quasi meglio se facevi l’assassino…” sospiro.
“Eh?” chiede lui, sconcertato.
“Niente” ridacchio “Adesso fammi toccare le chiappe!”.
**FINE**
+da dietro un vetro antimissile+ Piaciuta, Giò? *__*! BWAHAHAH! XD! Comunque, per precisare, non sono impazzita del tutto: il Gossip che Kame facesse
commentato da: Shinya
alle 18:36
del giorno: giovedì, 14 maggio 2009
categoria: kat tun
grazie per i commenti (4)

AVATAR DEL GIORNO:

Ero in Biblioteca. Teoricamente a studiare, e non so perché ma Jin mi è venuto in mente. E così è nata questa breve Fan Fiction, senza troppe pretese, con un Jin fin troppo poetico per essere reale… prendetela come viene. Starò al Vostro insindacabile giudizio. Buona lettura!
Insensata Solitudine
Shinya
**
Quante volte una persona si guarda indietro e pensa che tutto quello che ha fatto sia mortalmente sbagliato? Quante volte è successo che pensi al tuo passato e vorresti cancellare ogni cosa?
Così è successo a me.
Mi è successo in ritardo, quando tutto ormai era perduto o stava cambiando, ma non posso piangermi addosso per questo. D’altronde se sono dove sono, è solo colpa mia. Se sono solo, se ho perso l’unica persona che io abbia mai davvero amato in tutta la mia vita la colpa è esclusivamente mia. E non posso prendermela con nessuno per questo.
Se io fossi stato più accorto, più sensibile, allora forse adesso sarei ancora insieme a lui, abbracciati in riva al mare di Okinawa, col tramonto davanti a noi e gli elementi che, delicati, si tingevano tutti di un purpureo romanticismo.
Era il nostro posto preferito, quello in cui amavamo stare quando scappavamo da tutto e da tutti, quando le telecamere e i flash sparivano alle nostre spalle e potevamo perderci nell’orizzonte, fissando amabili l’inizio e la fine di ogni giornata. Giornata che, insieme, era speciale ancor più della precedente. Non c’era bisogno di fare qualcosa. Ci bastava semplicemente svegliarci la mattina, nella nostra tenda da campeggio verde, che tanti anni fa ci ha visti regalarci per la prima volta le più profonde delle tenerezze, e guardarci negli occhi ammaliati l’uno dalla presenza dell’altro. E’ sempre stato così, fin quando ci siamo amati. Poi, quando io ho commesso l’errore più grande, la poesia è finita e con essa anche tutte le mie speranze.
Avevo sempre progettato una mia vita insieme a lui, fin da quando avevo quattordici anni e le mie labbra si sono posate per la prima volte sulle sue. Probabilmente la stavo progettando sin da prima, sin da quando l’avevo visto, incantevole, per la prima volta.
E nulla è valso essermi pentito. Il mio amore non mi ha più perdonato e non sono bastate parole di scusa accorate e lacrime versate, rose portate e baci rubati. Non è servito a niente continuare ad amarlo perché lui aveva smesso di amare me con tutta la sua folle cattiveria.
Lui ha smesso di provare qualsiasi sentimento per me, anche il più dolce e docile, e qualsiasi emozione è stata sostituita dall’odio più profondo. Ha completamente dimenticato i nostri momenti insieme, le scaramucce e i baci, le notti in cui ci prendeva una passione travolgente, quasi animale, e quelle in cui invece la dolcezza faceva da padrona. Tutte queste cose sono state dimenticate e così come io ho cercato di non soffrire unendomi fisicamente a persone di cui non mi interessava nulla, il mio amore ha deciso di rimuovere tutto, affinché il dolore fosse sopportabile e cancellasse anche le cose belle che ci sono state tra noi.
La fine di una storia porta sempre grande amarezza… tra di noi ce n’è stata più del dovuto, perché nessuno dei due è riuscito ad ammettere le sue colpe e così come ci siamo amati, improvvisamente e intensamente, altrettanto ci siamo odiati. E non posso dare la colpa di questo odio a nessuno dei due perché, senza alcun dubbio, la nostra autodifesa è riuscita a superare anche la più lucida razionalità.
Ho sempre avuto la netta sensazione che se io fossi stato meno orgoglioso, se io fossi riuscito a chiedere scusa prima, forse adesso il mio amore sarebbe ancora qui, di fianco a me, a farmi compagnia su questo divano di lino rosso a stringermi teneramente tra le sue esili braccia. Ma le sensazioni sono inutili quando ormai l’azione è stata compiuta. E’ inutile stare lì a pensare a quanto sarebbe stato bello amarsi, perché è inutile rendermi conto che non sono stato in grado di dire una semplice parola che avrebbe risolto tutto. Quella parola che mi avrebbe aperto le porte del Paradiso e invece, rimanendo in silenzio nel mio cocciuto orgoglio, mi ha trascinato nel più profondo anfratto dell’Inferno.
Ma a chi dare la colpa se non a me? A chi dare la colpa di questo mio gesto inconsulto se non al sottoscritto? Ho tradito il mio amore col mio migliore amico e non ho avuto il coraggio di chiedere scusa e di dire che mi dispiace a nessuno dei due. Sono stato un vigliacco e come tale è questo che mi merito: la più profonda, crudele e insensata solitudine.
**FINE**
commentato da: Shinya
alle 12:07
del giorno: mercoledì, 21 gennaio 2009
categoria: kat tun
grazie per i commenti (4)

AVATAR DEL GIORNO:

Volevo metterla ieri sera ma poi me lo sono dimenticata! XD! Gomen ne! Comunque questo è un simil seguito della Fan Fiction di Natale e, soprattutto, è una minuscola Fan Fiction per il Compleanno di Gioia, che oggi compie ventidue Anni! *__*! AUGURI, VECCHIETTA! *__*! +si prepara alla vangata+ Lo so che mi stai odiando perchè è passata tutta la mattinata e non mi sono fatta per niente sentire, ma ti posso giurare su quello che ti pare che me ne sono scordata completamente! XD! E non perchè non è una cosa importante, ma perchè mi stanno mandando a destra e manca per comprare le utlime cose per la partenza! u.u Quindi ancora gomen! XD! Purtroppo, come ti avevo già anticipato, non sono riuscita a scriverti quella Fan Fiction lunga e parecchio deficiente di cui avevamo parlato a Lezione di Giapponese! XD! Cercherò di farla arrivare al più presto, anche se non so quando! XD! Intanto spero che questa ti piaccia lo stesso! *__*! Buona lettura!
Il Desiderio
Shinya
**
"Kaaameee-chaaannn~
"GYYYAAA!".
Il mio urlo è quasi isterico.
Manco a dirlo...
Ho un sacco di cose da nascondere...
Appena noto il suo viso sporto oltre la mia spalla, mi affretto ad arricciare il foglio rosa pesco contro il mio petto.
"Cosa nascondi, Kame-cahn~?".
Jin fa per allungare la mano verso il tavolino, per afferrare le mie mani e spostarle dal foglio incriminato, ma quando la sua mano riempie l'aria davanti alla mia bocca...
Zac!
Gli sferro un mozzico micidiale.
"AAARRRGGGHHH!" urla Jin, come un pazzo, coprendosi la parte offesa con un rantolo "SEI IMPAZZITO?".
"Così impari a ficcanasare dove non dovresti" lo ammonisco, per niente dispiaciuto dal mio gesto.
"Ma... ma... io..." continua a balbettare, con le lacrime agli occhi per il dolore alla mano e quello che gli ho procurato io col mio rifiuto.
"BWAAAHHH!". Scoppia a piangere disperato e corre a rifugiarsi da, stento a crederci, Kouki!
Che diavolo di difesa può dargli, Kouki?
Lui è sempre dalla mia parte...
Se l'è scordato?
Va bene che è rincoglionito, ma non pensavo lo fosse in maniera tanto avanzata...
Difatti, come volevasi dimostrare, Kouki gli dà un calcio nel sedere e lo fa volare via.
"DOVE CREDI DI ESSERE?" sbraito.
"Sei il primo che mi è capitato a tiro..." ammette Jin.
Ora mi spiego tutto...
Altro che demenza senile, questo è proprio partito di senno!
"Chi se ne frega!" sbraita ancora il nostro rapper "Non puoi cercare rifugio da uno di noi ogni qualvolta la tua donzella" prego? "ti picchia" proclama "Nel giusto, aggiungerei..." finisce.
Come mi ama quest'uomo~♥!
Jin fa un'espressione mortalmente afflitta e, disperato, va a rifugiarsi in un angolo, sconsolato, girando in tondo il dito indice sul pavimento.
Devo ammettere che mi fa un po’ pena...
Col foglio rosa sempre ben stretto nella mano, mi avvicino cauto a lui: "Jin...".
Lui alza gli occhi lacrimosi, da cucciolo: "Sì?", la sua voce è speranzosa e si vede che non aspetta altro che sentire una mia parolina dolce...
Lo detesto con tutto me stesso quando fa così...
E questo fondamentalmente perché non so resistergli...
Vorrei lanciarmi sotto un camion per queste mie debolezze,, ma fra poco sarà Natale e non mi pare il caso di dire addio alla mia famiglia senza prima aver scartato i Regali...
Che venale che sono...
L'influenza di Jin ha un risultato sempre più negativo, su di me...
“Jin-chan… stai bene?” chiedo, poggiandogli una mano sulla spalla.
Vorrei torcergli il collo per il suo essere così impiccione…
Ma come faccio a resistere a questi occhioni da cane bastonato?
“Perché mi maltratti?” chiede, singhiozzando.
Lo sento anche tirare su col naso, facendolo arricciare in una maniera davvero tenera.
Okay.
Ora lo stuprNO!
Non sono Jin.
Basta pensieri impuri!
Io sono Kamenashi Kazuya, il più Santo tra i viventi!
Non posso farmi deviare dal Demonio dei viventi!
E’ inconcepibile!
“Perché tu non ti fai gli affari tuoi, Jin-chan” dico, con tono dolce, quasi mellifluo.
Se fossi Jin mi avrei già tirato un pugno sul naso.
“Ma… io…” riprende a balbettare, tra un singhiozzo e un altro “Io voglio solo entrare nei tuoi pensieri, Kame-chan~♥!”.
Okay.
Lo stupro.
‘Sti cazzi alle bune maniere.
Faccio per saltargli addosso quando la voce sarcastica di Ueda giunge alle mie orecchie: “Suvvia, Jin… non sei neanche capace di capire cosa pensi tu… come diavolo pretendi di capire cosa pensano gli altri?”.
“Non sono così rincoglionito…” ringhia Akanishi, cambiando subito espressione e tono di voce.
I suoi occhi lucidi sono ora rabbiosi.
“In questi anni hai dimostrato il contrario…” dice Ueda, sempre con lo stesso sorriso dispettoso.
Che testa di cazzo…
Forse è per questo che è la donna che amo di più al Mondo…
(il termine donna è azzeccato, non sono impazzito)
(non ditemi che non l’avete notato…)
(voglio dire…)
(è l’uomo più donna che esista!)
(non ammetto repliche a riguardo)
“GRRR!”.
Jin dimostra tutta la sua somma intelligenza con questa profonda risposta.
Lo scuoto, riportando la sua attenzione su di me, e lui riporta gli occhi acquosi nei miei.
“Allora?” chiedo.
“Te l’ho detto, Kame-chan… perché non vuoi credermi?”.
Mi afferra entrambe le mani (pure quella con la lettera) e le chiude nelle sue.
Mi fissa con gli occhi che fra un po’ formano un cuore e si sporge per baciarmi: “Kame-chan~”.
Socchiudo gli occhi, rapito da tanta tenerezza.
Vedo i suoi fare altrettanto e avvicinarsi al mio viso, con lentezza.
Chiudo completamente gli occhi e attendo.
Attendo…
Attendo…
Dove cazzo è?
Perché le sue labbra non toccano le mie?
Apro gli occhi lentamente, socchiudendoli piano piano, e quando riesco a mettere a fuoco la scena davanti a me, non vedo più il suo brutto muso a pochi centimetri dal mio.
Dov’è?
Che fine ha fatto.
“Ihihih”.
Eh?
Cosa si ridacchia?
“E’ mia~♥~♥~♥!” lo sento esultare.
Sbarro gli occhi.
E’ sua cosa?
La patata di qualche zoccol…
Okay.
Non è il momento di ripensare ai suoi tradimenti.
Ho un altro motivo per cui ammazzarlo…
Lo fisso nel mio sguardo più cagnesco mentre lo vedo saltellare per la stanza sventolando la mia lettera rosa come fosse un Premio.
Me l’ha sfilata con l’inganno…
Da quando è diventato così intelligente?
Non pensavo fosse in grado di usare così proficuamente il cervello…
“Ridammela” ringhio.
Lui ridacchia.
“Immediatamente”.
“Non ci penso neanche~!”.
Che diavolo ha da essere così allegro?
Manco avesse vinto alla Lotteria…
Manco avesse ottenuto la patata di cui parlavo prima…
Sento Kouki fare scattare l’accendino per accendersi una sigaretta, estremamente interessato al nostro scontro.
Magari potrei prendere il prestito l’accendino e fare fuoco su Jin…
Magari se si incenerisce i capelli poi mi ridà la lettera…
La vampata di fumo mi invade la faccia e per quanto anche io sia un fumatore, le schifo sigarette di Kouki mi fanno veramente un bruttissimo effetto…
Come fa a fumarsi roba così pesante?
Che schifezza…
Mi riscuote la risatina di Jin: “Ihihih”.
GRRR!
Che nervi!
“Ti ho detto di ridarmela!” sbraito, cercando di afferrarla dalle sue mani.
Lui fa un saltello (anche incredibilmente alto, considerando il quantitativo di ciccia che deve alzare…) e mi balza di lato, evitandomi.
“Cos’è, Kame-chan~?” domanda “Una lettera d’amore per me?”.
“Una che per te? Ma sei impazzito?”.
I suoi collegamenti mentali mi lasciano ogni giorno più basito…
“La carta è rosa…” comincia a spiegare, elencandomi quei fattori che secondo lui fanno della mia lettera una lettera d’amore “E non vuoi farla leggere a me… quindi è una lettera d’amore per il sottoscritto!”.
“Ma anche no” replico, bloccandomi.
Inutile sprecare tempo a saltellargli intorno.
Tanto è talmente idiota che non ha capito niente…
Come al solito.
Nulla di nuovo per le mie orecchie allenate da anni.
“E’ una lettera d’amore per me~♥! Che romantico, Kame-chan~♥!”.
Ma cos’ha da essere così contento?
Non ha capito niente.
“Jin, io non ti ho mai scritto e mai ti scriverò una lettera d’amore. E’ roba da ragazzine”.
Si blocca di colpo.
“E allora cos’è?” domanda, fissandomi con gli occhi sbarrati.
“Una lettera per csdjkhd”.
“EH? Che hai detto? non si è capito!”.
“Una lettera per csdjkhd” ripeto, con la voce che va sempre più ad affievolirsi.
“Sei scemo? Che dici?” domanda ancora Jin, sconcertato.
“UNA LETTERA PER BABBO NATALE!”.
Urlo con tutto il mio fiato mentre divento paonazzo.
“EEEHHH?” esclamano in coro tutti i restanti KAT-TUN.
“Scrivi lettere a Babbo Natale?” domanda Kouki, sconcertato.
“Ma quanti anni hai?” chiede Maru, sconvolto.
“Anche io lo faccio…” si intromette debolmente Junno.
“La tua età mentale è diversa” ribatte Ueda, mettendogli una mano a tappargli la bocca.
“Ma soprattutto…” chiede Jin “Tu credi ancora a Babbo Natale?”.
E’ sconvolto.
Non è il caso di parlare del sogno che ho fatto recentemente…
E che mi ha terrorizzato assai… (*)
“E’ una lunga storia…” bofonchio, con le guance in fiamme.
“Siamo tutti orecchi…” interviene Ueda, col sorrisetto malvagio che mi incita a spaccargli con un pugno.
“I miei genitori… beh… mi hanno chiesto… a me e ai miei fratelli, eh!, di scrivere una lista delle cose che volevamo per regalo…” inizio.
“Ma ormai avrebbero dovuto fare tutto, no? Oggi è Vigilia!” esclama Maru, sospettoso.
“Infatti la lettera per loro è pronta…” rispondo.
“E allora che senso ha?” domanda ancora Yuichi.
“Se mi fate parlare forse ci arriviamo…”.
“Okay, scusa” si zittisce.
Sento le loro cinque paia d’occhi fissarmi curiose.
Jin tiene ancora stretta in mano la lettera, senza avere il coraggio di leggerla.
“Insomma…” riprendo “Questa cosa mi ha fatto tornare in mente i ricordi di quando ero piccolo… di quando scrivevo la lettera a Babbo Natale e ci mettevo sopra le cose che desideravo davvero…” mi interrompo per un attimo “Così ho pensato di scriverne una per me… ovviamente non mi è mai passato per l’anticamera del cervello di darla ai miei genitori… a loro ho chiesto cose materiali che poco mi interessano…”.
“Non potevi scriverci quello che hai scritto qui?” domanda Jin, alzandomi la lettera davanti alla faccia.
“No” scuoto la testa “I miei genitori non possono realizzare il sogno che c’è scritto lì dentro”.
Tutti mi fissano in silenzio, senza chiedere altro.
Solo Jin mi si avvicina e, in silenzio, mi porge la lettera.
Io la prendo, fissandolo confuso.
“Speriamo che si realizzi, allora!”, e sorride.
Io faccio altrettanto e poi gli do un bacio lieve sulle labbra.
Mi sembra tutto strano che non abbiano indagato, ma da una parte gli sono grato…
Almeno non devo dare loro spiegazioni…
Ottimo…
Mentre torno a casa, poggiato al vagone della Metro, una consapevolezza fulminante mi sconvolge la tranquillità emotiva: com’è possibile che nessuno di loro mi abbia preso per il culo?
La cosa non campa né in cielo né in Terra…
E coglione io a non averci pensato subito!
Che stiano tramando qualcosa?
Oh, cazzo…
Come ho fatto ad essere così sprovveduto?
E’ impensabile che siano stati buoni e zitti senza fiatare di fronte a un mio comportamento a dir poco infantile!
Incomprensibile…
O qualcuno li ha drogati (e non serve che li aiuti qualcuno a farlo…) oppure sono Alieni e io non mi sono accorto dello scambio!
Che siano davvero le pazze Renne e i Folletti maniaci e il panciuto Babbo Natale del mio incubo?
Non posso neanche pensarci…
Quando arrivo a casa, apro circospetto la porta e infilo la testa dentro, sbirciando.
Tendo le orecchie.
Tutto silenzio.
Okay.
Posso sopravvivere.
Non c’è nessuno.
Avrò tutto il pomeriggio per decidere se sono davvero gli Alieni Natalizi o sono rimasti i miei amici…
Bene.
Posso rilassarmi.
Sorrido e lancio la borsa in un angolo dell’ingesso.
Scalcio via le scarpe e senza ciabatte mi avvio verso la cucina.
Prendo una tazza dallo scolapiatti e aprendo il frigo, vi verso un po’ di latte freddo.
Ne sorseggio un po’.
Squisito.
Ho sempre amato il latte fresco.
Jin dice che è una cosa da felino, ma anche se lui pensa di offendermi, proprio ha sbagliato esempio.
A me gli animali piacciono.
Anche i gatti, nonostante ami di più i cani.
Non è di certo un’offesa essere paragonato ad una morbida, fuseggiante e coccolosa palla di pelo.
Sempre sorridendo rilassata, mi avvio con lentezza verso la camera.
Accendo la luce fischiettando e sposto lo sguardo sul letto.
EEEHHH?
La tazza mi cade dalle mani mentre vedo ciò che occupa il mio letto.
“Che… che cazzo ci fai tu qui?” balbetto “E vestito a quel modo, poi!”.
“Non sono una bellissima sorpresa, Kame-chan~♥?”.
La voce canzonatoria di Jin, vestito in pvc con una tutina di pelle super aderente, che evidenzia una bozza non indifferente (e scusate la rima) e che mi lascia senza fiato.
Cazzo.
“Kame-chan… volevo solo esaudire il tuo Desiderio~♥!”.
Ancora quella voce maliziosa.
Okay.
Ora gli zompo addosso.
“Tu… hai letto il mio biglietto?” domando.
“Certo che sì ♥!”.
Non è per niente dispiaciuto.
Tipico di Jin.
E’ convinto di aver fatto una cosa fantastica.
Vorrei dargli un pugno sul naso, ma mi trattengo.
“E ti senti figo per questo?” gli domando.
Lui sorride maliziosamente.
Si lecca le labbra con la lingua e si alza in piedi in maniera suadente.
La tuta aderisce a tutto il suo corpo.
Gli evidenzia anche un po’ di ciccia, ma va beh…
E’ sexy lo stesso.
Mi si avvicina con passo lento, ancheggiando.
Vorrei percularlo, ma mi trattengo.
Quando mi è davanti, mi accarezza una guancia e mi porta i capelli dietro l’orecchio.
“Com’è allora che non mi ai preso in giro?” gli chiedo.
E’ un Desiderio assolutamente imbarazzante…
Lui ridacchia.
Vedo il laccio intorno al suo collo tremare sotto il movimento del suo Pomo d’Adamo.
“Perché è un Desiderio veramente sexy, Kame-chan~♥” sussurra.
Arrossisco.
Ripenso al foglietto che ancora è acciaffato nella tasca dei miei jeans scoloriti.
Caro Babbo Natale,
fai in modo che Jin si vesta di lacci di pelle e si diverta con me a provare tutto il Kamasutra. E quando dico tutto, caro Babbo Natale, intendo davvero tutto…
Confidando nella tua bontà d’animo, mi affido a te.
Kazuya.
Sì, era decisamente la realizzazione del mio Desiderio…
“Allora, Kame-chan… da che posizione iniziamo?” mi chiede, sventolandomi davanti alla faccia un libretto che porta inciso sopra il titolo di Kamasutra.
Lo prendo tra le mani e lo sfoglio.
“Direi che questa potrebbe andare…” dico, indicando la numero 69.
“Iniziamo con qualcosa di classico… mi pare giusto. Avremo tempo per tutto il week-end di sbizzarrirci con le più assurde!” ridacchia.
Io sorrido.
“Bel costume, Jin… sarà un piacere strapparti un laccio alla volta…”.
Devo dire che Babbo Natale è davvero efficiente!
**FINE**
(*) Non è il caso di parlare del sogno che ho fatto recentemente… E che mi ha terrorizzato assai…: In questo scambio di battute Kame si riferisce al Sogno che ho raccontato nella Fan Fiction Un Pazzo Natale.
♥!".commentato da: Shinya
alle 13:40
del giorno: giovedì, 08 gennaio 2009
categoria: kat tun
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